Anna’s Archive attacca Spotify e rende accessibili gratuitamente milioni di contenuti e brani.
È pirateria… o è una crepa in un sistema capitalistico che sta iniziando a smettere di funzionare? 🤔
Negli ultimi giorni ho letto diverse cose su Anna’s Archive e Spotify che mi hanno fatto fermare un attimo.
No per giudicare e no per schierarmi, ma per capire meglio cosa stiamo davvero usando ogni giorno.
Da lì è nata una riflessione più ampia, che va oltre la semplice “legalità” e tocca temi molto più profondi: potere, algoritmi, standard imposti, etica digitale.
E da quella riflessione è nato il mio secondo articolo di blog.
Scriverlo mi ha fatto riconfermare qualcosa di molto bello per me: quanto la scrittura, quando è sincera, possa diventare una passione sana e profonda 😊
Nell’articolo parlo di: – Musica; – Algoritmi; – Condizionamento emotivo; – Big Tech; – Consapevolezza digitale; – Perché, in certi sistemi, l’etica non è mai bianca o nera.
È una lettura abbastanza breve (poco più di 5 minuti).
📖 Articolo completo qui: 👉 https://abdelmadjidmeziane.com/blog-it
Se ti va di leggerlo, mi farebbe davvero piacere ricevere opinioni, punti di vista e feedback, anche divergenti. Il confronto, quando è consapevole, oggi è già una forma di libertà 🙏🏼🍀


@mad7 se fossimo artisti non saremmo d’accordo con il tuo articolo, aldilà di quanto possa essere cattivo spotify e le altre piattaforme.
Gli artisti lavorano e coma tali devono essere pagati, sta alle loro case discografiche massimizzare gli introiti
@phosphoros44@mastodon.uno ciao, ma hai letto tutto l’articolo? Perché c’è proprio una parte che parla di ciò e cioè:
"Qui vi lascio qualche dato globale della provenienza media degli incassi per gli artisti:
Concerti & live 45% - 55%;
Merchandising 15% - 25%;
Diritti editoriali & collecting 10% - 15%;
Streaming (Spotify & simili) 5% - 12%;
Vendita musica fisica (CD, vinili) 3% - 8%;
Licenze (sync: film, spot, TV) 2% - 5%."