La Francia abbandonerà le piattaforme statunitensi Microsoft Teams e Zoom per una “piattaforma sovrana” a causa di problemi di sicurezza
La Francia sostituirà le piattaforme americane Microsoft Teams e Zoom con una propria piattaforma di videoconferenza sviluppata a livello nazionale, che sarà utilizzata in tutti i dipartimenti governativi entro il 2027, ha annunciato lunedì il Paese.


@informapirata @informatica riusciranno in un anno ad avere una piattaforma video stabile?
@mau partono in vantaggio, la pghm utilizza da un pezzo linux sui suoi PC. @informapirata @informatica
@mau @informapirata @informatica in Francia ci sono sviluppatori seri che mancano qui in Italia fidati!
Mancano perché “venduti” agli USA
@redflegias il problema degli sviluppatori, in tempi di servitù digitale, è che la selezione lavorativa è avvenuta sui profili più adatti a gestire le piattaforme USA. L’inversione di tendenza sarà l’aspetto più difficile e costoso, ma costituirà un investimento utile e irrinunciabile per il futuro
@mau @informatica
@informapirata @mau @informatica certo ma la Francia comunque é piena di sviluppatori come del resto la Germania il problema invece é da noi: troppe persone che hanno paura di sporcarsi le maniche o di mettersi in gioco per fare grandi cose ma @BoostMediaAPS serve a quello e dobbiamo spingere tutti per un’Italia libera da catene, qualunque esse siano 😉
@redflegias @informapirata @mau @informatica @BoostMediaAPS sviluppatori e sistemisti che sono in grado di installare e gestire piattaforme alternative (che già esistono, in parte) ci sono. Il motivo per cui non hanno preso piede è il mercato, e la pigrizia/ingoranza dei clienti. E in alcuni casi anche la burocrazia e la legge.
@costafrancesco94 @informapirata @mau @informatica @BoostMediaAPS io parlavo più non dei pochi che in Italia offrono servizi alternativi ma di altri che possono mettersi insieme e creare nuovi software. Sono buoni tutti a installare software open source ma a crearne uno da zero non ne sarei sicuro ……
Eppure non sarebbe neanche troppo difficile: “sgravi fiscali e/o contributi statali o europei [qualcuno ha detto PNRR] ma solo se sviluppi software Open Source”.
Fine.
Il punto, temo, è che alla base manca la cultura per capirne il valore, e questa assenza di cultura è poi quella che fa dire al mega-manager “mi metto con Micro$oft, così non mi lascerà mai a piedi, e poi a conti fatti costa anche meno, non devo avere sviluppatori in casa”.
Ho conosciuto dirigenti che in cambio di un costo fisso e certo, imputabile alle passività (=servizi) sarebbero capaci di ipotecare persino la madre.
In sostanza, il FOSS viene percepito con zero valore e il software proprietario la soluzione a qualsiasi cosa, poco importa se non è nemmeno del nostro continente.
Finche non ribaltiamo questa frittata mentale, vedo poco futuro.
@ilsimoneviaggiatore @redflegias ahaha grasse risate 😂😂 se la mafia non tocca palla, qui non si muove una foglia. E per fare software open non servono gru e betoniere. (Sarebbe bello però)
Lato aziendale invece: quello è un problema, e oltre a quello l’utente medio. Nel 90% dei casi excel/word può benissimo essere rimpiazzato. Non parlo di chi usa macro o fa analisi finanziarie. Però appena lo proponi, sai bene cosa succede e come si scaldano gli animi solo perché cambi un icona a un pulsante.
È proprio cosi, in altri post facevo vari esempi.
Io sono sopravvissuto benissimo per 4 anni con Libre Office, pur facendo sistemista e Project Manager.
C’erano alcune funzioni in cui era un po’ farraginoso, ma per altri versi era più snello.
Ci ho gestito alcuni fogli xla di log da 1 milione di record in ogni tab, quando Excel 2016 non li apriva neanche. Per dire.
@redflegias @informapirata @mau @informatica @BoostMediaAPS se non c’è nessuno che te lo paga, non si inizia. Prova tu a raccogliere soldi in italia (sia lato burocratico, sia lato “chi te li da”). Sviluppatori open italiani importanti ci sono, ma contribuiscono a progetti esteri.
@costafrancesco94 @informapirata @mau @informatica @BoostMediaAPS la burocrazia sicuramente non aiuta e nemmeno la raccolta di fondi ma noi di applicazioni ne abbiamo fatte alcune che rilasciamo disponibili anche su Ufficio Zero Linux…
@mau il Politecnico di Torino ci è riuscito. La tcnologia c’è, il problema è trovare (e pagare) le persone in grado di farlo partire e per gestirlo al meglio.
Ma una volta superato questo scoglio, le esternalità positivo sarebbero interessanti
@informatica
Cosa usano? Jabber?
@Suoko non ricordo, ma era BBB più altro software libero
@informapirata @Suoko si BBB ma solo per le lezioni ma affiancato a Zoom.
Per il resto Teams domina per le riunioni interne
@mtorchiano grazie per la precisazione. Questo dimostra che è sempre faticoso perseguire un obiettivo 100% software libero, ma mostra anche che il problema non è solo tecnico, ma è soprattutto legato a quanto sia possibile scalfire le policies interne
@Suoko
@informapirata @Suoko
L’aspetto dirimente è (per questo caso) riuscire a mantenere un’infrastruttura interna, il che non richiede solo hw e sw (€) ma anche human-ware. Che nella PA puoi assumere solo in corrispondenza di congiunzioni astrali e con stipendi poco attrattivi.
L’alternativa per le università è appoggiarsi a Cineca che ha una QoS non eccellente e non consente un buon controllo su feature ed evoluzione
@mtorchiano @Suoko
> anche human-ware. Che nella PA puoi assumere solo
Sì ma la scelta di sistema non è assumere nella PA gli informatici, ma far lavorare per la PA quei fornitori che si avvalgono di veri informatici e non quelle aziende che chiamo “configuratori certificati di cloud USA”.
Queste aziende possono avvalersi di personale meno qualificato perché il know-how è tutto statunitense e in tal modo alterano il mercato del lavoro
@informapirata @Suoko
Si, buona parte del lavoro può essere svolto da veri informatici.
Ma se non mantieni la conoscenza in casa sei fregato